96) Del Noce. La societ del benessere  intrinsecamante
totalitaria.
La societ del benessere  intrinsecamente totalitaria perch
subordina totalmente la cultura alla politica. Inoltre essa vuole
fare a meno della filosofia e della verit. Del Noce osserva che 
facile, quando si hanno potenti strumenti di controllo, rispettare
le forme della democrazia.
A. Del Noce, L'epoca della secolarizzazione.

 Ma passiamo ai caratteri morali della societ del benessere,
intesa nel primo senso. Per semplificare l'argomento, partir da
alcune perfette osservazioni di Felice Balbo: ...quando lo scopo
della societ non  pi quello della `vita buona', ma quello del
`benessere' ossia del massimo possibile soddisfacimento dei gusti
e degli appetiti - pi elementari e necessari, o pi raffinati e
alternativi non importa -, la filosofia diviene effettivamente
superflua... Da quando i termini usuali con cui i filosofi parlano
del loro lavoro o giudicano le filosofie non sono pi, in primo
luogo, `vero' e `falso' ma `importante' e `insignificante',
originale e banale, eretico e dogmatico, sincero e retorico,
progressivo e reazionario, eccetera, si pu dire che la fiducia
nel filosofare come tale, e non solo in questa o quella filosofia,
 scossa alle radici (1).
Se le leggiamo attentamente, ne ricaviamo tre verit essenziali:
1) che quando si fa del benessere il fine della societ, la
filosofia come tale dev'essere abolita. Quel che resta  la
scienza di cui la filosofia, al pi, studier la metodologia.
A partire da ci riprendono nuova vita tutti i peggiori fondi del
tardo ottocento, il mito della Scienza e quello dell'Evoluzione.
Infatti la Scienza o, per meglio dire, la scienza moderna, pu
studiare l'uomo soltanto come animale, di specie e di grado
superiore. Questo  il suo limite, non la sua colpa, ma quando la
filosofia abdica in favore della scienza e se ne fa l'ancella, la
differenza qualitativa fra l'uomo e l'animale va perduta.
Per l'elevazione della scienza a tipo assoluto di conoscenza,
viene meno l'interiorit (la presente perdita del pudore non ne 
che l'aspetto sensibile; che posto pu esserci ancora per il
pudore se la scienza oggettiva tutto?) e l'assolutizzazione dello
scientismo deve anche significare la fine assoluta delle religioni
(teologia della morte di Dio, eccetera). E' per questa riduzione
dell'uomo ad animale che si pensa, una volta soddisfatti nella
misura pi larga i bisogni sensibili dell'uomo, tutti gli istinti
aggressivi verranno a cessare: l'utopia tipica della societ del
benessere.
2) Quanto sia oggi diffusa, soprattutto presso gli intellettuali,
la malafede, si  spesso osservato. Ma non si  segnalata
abbastanza la connessione di ci con lo sviluppo della societ del
benessere. Di fatto: una societ che abolisca i giudizi in termini
di vero e di falso, non pu non autorizzare il diritto alla
menzogna, alla malafede; che saranno riconosciute come lecite
quando porteranno chi le professa a un risultato positivo.
Giudizio che  poi una variante della celebre frase di Nietzsche
sulla storia della morale, come storia della giustificazione dei
delitti che hanno avuto un esito felice.
3) L'opposizione alla societ del benessere non pu essere
condotta da un punto di vista reazionario, e ci semplicemente
perch l'opposizione di progressivo e di reazionario  interna al
suo linguaggio. Reazionario  chi si oppone al progressivo, nella
convinzione, in fondo, di aver gi perduto. Criticare realmente la
societ del benessere,  andar oltre l'opposizione del progressivo
e del reazionario.
Due altre osservazioni sono da aggiungere, a riguardo del rapporto
tra marxismo e societ del benessere e del carattere di novit e
di antitradizione di questa. La filosofia implicita nella societ
del benessere,  lo sviluppo radicale di un momento del marxismo,
quello per cui si presenta come relativismo assoluto
(conseguente al materialismo storico); sviluppo cos rigoroso da
giungere a eliminare l'altro, quello per cui si presenta come
pensiero dialettico e dottrina della rivoluzione. In breve segna
la vittoria del positivismo e sociologismo sul marxismo; di un
positivismo che ha deposto gli aspetti romantici che erano propri
delle sue forme ottocentesche.
Ma con ci ha raggiunto una forma di empiet maggiore del
marxismo. Perch, pur essendo rigorosamente ateo, pur negando ogni
rivelazione e ogni soprannaturale, il marxismo, nella sua versione
comunista  infatti una religione, l'Avvenire sostituendo l'Eterno
e la Totalit l'Assoluto e la Citt di Dio. Invece la societ del
benessere  l'unica nella storia del mondo che non abbia origine
da una religione, ma sorga essenzialmente contro una religione,
anche se, per paradosso, questa religione  la marxista (ma
successivamente, la critica si estende a ogni altra forma di
religione). Non a caso il punto di vista del suo intellettuale si
riassume nelle due seguenti affermazioni: accettazione della morte
di Dio, e posizione critica rispetto al marxismo in quanto ancora,
a suo modo,  religioso. Da questa novit deriva il suo
antitradizionalismo; la sua prospettiva storica, , in sostanza,
la seguente: nella storia c' stata una cesura definitiva
rappresentata dalla seconda guerra mondiale; non sono stati vinti
soltanto fascismo e nazismo, ma l'intera vecchia tradizione
europea; e fascismo e nazismo devono essere interpretati come
fenomeni conseguenti alla paura del progresso storico, o come si
suol dire oggi, della trascendenza, usando questo termine in un
significato intramondano. In conseguenza di tale giudizio, chi si
richiama alla tradizione  sempre, quale che sia la sua
consapevolezza, un reazionario o un fascista (termini che
vengono stoltamente identificati).
Di pi, la societ del benessere  intrinsecamente totalitaria nel
senso che la cultura vi  completamente subordinata alla politica.
Ricavo da un recente notevolissimo scritto di Umberto Segre: a
queste condizioni per, il patto Stato-grandi imprese, assume come
unica regola l'efficienza e la crescente produttivit. Tutto dovr
essergli sacrificato. Galbraith ha l'onest di dichiararlo: `la
tecnologia  sempre bene; l'incremento economico  sempre bene; le
grandi aziende hanno come norma interna un incremento
indeterminato; il consumo dei beni che esse producono, costituisce
l'optimum della felicit: e nulla deve interferire nei confronti
che accordiamo alla tecnologia e all'incremento economico, e
all'aumento dei consumi'. Una societ cos configurata non ammette
pi autonomie di sovrastrutture culturali, religiose e politiche.
[...] La cultura  per definizione merce di consumo, o, quando 
scientificamente ricercata e apprezzata,  a sua volta strumento
per l'ulteriore incremento di efficienza e di produzione (2).
Qualcuno osserver che tale societ rispetta le forme
democratiche; ma  ben debole argomento, perch non c' potere che
non le rispetti, quando dispone di strumenti di controllo e di
oppressione reale che abbiano una particolare efficacia.

 (1) Balbo, Opere, Boringhieri, Torino, 1963, pagine 366 e 364.
(2) Nella rivista Ideologie, 1968, pagina 29.
A. Del Noce, L'epoca della secolarizzazione, Giuffr, Milano,
1970, volume I, pagine 25-28.
